Disciplina, rispetto e inclusione: un viaggio alla scoperta della scuola Tzubame e dei maestri Michele Romano e Paolo Norberti, protagonisti del nostro ultimo videopodcast.
La storia del karate in questo territorio parte da molto lontano. Inizia a muovere i primi passi alla fine degli anni ’60 grazie all’intuizione e alla passione del maestro Oreste Minici, considerato un vero e proprio pioniere nel Chianti.
Con il passare del tempo, l’associazione ha vissuto un’importante espansione, portando questa disciplina ben oltre la sede storica di Greve in Chianti, fino all’Impruneta, a Tavarnelle, a Incisa Valdarno e a Montevarchi.
Una rete che continua a crescere, come racconta il maestro Paolo Norberti, ricordando come la sua preziosa collaborazione con la palestra di San Casciano sia nata in un momento particolare: “La mia collaborazione nasce nel 2021, praticamente subito dopo il Covid. Il maestro Maurizio Lodato, molto impegnato col lavoro, mi chiese di dargli una mano a seguire l’associazione”.
Avvicinarsi al karate, tuttavia, significa intraprendere un percorso di crescita interiore che va ben oltre il gesto atletico.
Il maestro Romano condivide un aneddoto personale molto toccante sulle origini della sua passione, nata dal desiderio di giustizia: “Fin da piccolo ho avuto sempre un po’ l’indole di andare a difendere i più deboli. A quei tempi non si parlava di bullismo, ma c’era anche allora.
Appena vedevo un po’ di arroganza da parte dei ragazzi più grandi, mi buttavo sempre a difendere i più deboli”. Ispirato anche dal fascino dei film di Bruce Lee, ha trovato nel tatami lo strumento ideale per canalizzare quell’energia.
Il vero fulcro di questa arte marziale risiede nei valori umani, un’educazione che parte dalle piccole cose. “C’è proprio una tradizione che si tramanda nell’ambito del dojo”, spiega Romano.
“Oggigiorno serve molto da un punto di vista formativo per tutti. Già solo entrando in palestra e salutare: ho visto che oggi si è persa un po’ questa buona usanza di rispetto. Significa dire ‘io ci sono e tu ci sei, ci consideriamo’”.
Un concetto che si estende al rapporto con i compagni più esperti, i Senpai, che hanno “la responsabilità di insegnare e di dare il buon esempio”.
Una delle grandi forze del karate è la sua incredibile accessibilità, unita alla capacità di abbattere i pregiudizi.
Non è mai troppo tardi, o troppo presto, per indossare il karategi. “Si può tranquillamente cominciare a qualsiasi età”, assicura Norberti, sottolineando come a Firenze esista persino un corso dedicato agli “over 60” che regala grandi soddisfazioni in termini di equilibrio fisico e mentale.
E per i genitori che temono che un’arte marziale possa rendere i figli aggressivi, Romano chiarisce: “Se un bambino è particolarmente vivace e irruento, venendo a fare questa attività tendenzialmente si tranquillizza. C’è una credenza che gli sport di combattimento siano violenti, ma in realtà si travisa un po’”.
Nonostante la scuola vanti atleti di altissimo livello e si prepari a tifare per i giovani Olivia ed Ettore, in partenza per i Mondiali a Capodistria, l’agonismo puro non è il traguardo finale.
La competizione è vista come un mezzo, non come un fine. “La medaglia per me è un simbolo, è ‘lo zuccherino’ da dare ai ragazzi”, confida Romano.
“Dietro c’è un lavoro incredibile, formativo. C’è un percorso per crescere, sia dal punto di vista fisico che psichico. L’importante è accettare anche la difficoltà nel percorso, darsi dei piccoli obiettivi per migliorare e trovare forza”.