È stato un finale di stagione che ha lasciato il segno quello andato in scena nella suggestiva piazza Matteotti di Greve in Chianti, dove il pubblico ha assistito a uno spettacolo fuori dagli schemi, in cui musica e arte circense si sono fuse in un’esperienza emotiva e multisensoriale. A chiudere ufficialmente l’estate grevigiana è stato Giovanni Vannoni, pianista e compositore grevigiano, con il suo progetto “Il Circo”, accompagnato in scena dalla compagnia Badabam.

Quando gli chiedo come sia nato “Il Circo”, la voce di Giovanni Vannoni sorride, quasi come se stesse rivedendo in un lampo le tappe di un percorso iniziato molto prima della pubblicazione ufficiale dell’album, avvenuta il 26 aprile 2024. “È il mio primo disco da solista”, mi racconta. “L’ho registrato a ottobre 2023, ma l’idea era già chiara da tempo: volevo creare un concept album, qualcosa in cui ogni traccia ruotasse intorno a un soggetto preciso, come se ogni brano fosse una scena di uno spettacolo”.

Un approccio quasi narrativo, che affonda le radici non solo nella musica, ma anche nella passione per l’immaginazione visiva. “Un riferimento importante per me è stato Museica di Caparezza”, dice. “Quel disco, costruito come una galleria d’arte dove ogni brano è ispirato a un’opera pittorica, mi ha colpito molto. Ho cercato di fare qualcosa di simile, ma in chiave circense: una sorta di museo vivente, in cui ogni figura del circo prende vita in musica”. Nelle parole di Vannoni, “Il Circo” non è solo un album: è uno spazio scenico. “Mi piaceva l’idea che l’ascoltatore entrasse fisicamente nel disco, come in un tendone, dove c’è un momento d’ingresso e uno di uscita. E in mezzo, tutto può succedere”.

Prima ancora di entrare in studio, Vannoni sceglie di testare il repertorio dal vivo, per capire come il pubblico avrebbe reagito. “È fondamentale per me il confronto diretto, la risposta immediata. È così che lo spettacolo ha preso vita per la prima volta, grazie a Monica Toniazzi che ha organizzato una serata a Panzano in Chianti, al ‘Pozzo dell’Oblio’. Il successo è stato inaspettato e lì, quasi per caso, è nata l’idea di coinvolgere una compagnia circense”. Da quel momento, inizia un lavoro di squadra che dura mesi. A gennaio 2025, Vannoni si unisce a Monica Toniazzi e Alessandra Molletti per costruire la parte scenica dello spettacolo. 

Ma manca ancora un tassello: chi porterà in scena le figure del circo? Sarà la drammaturga e regista Laura Fatini a suggerire la compagnia Badabam, realtà toscana specializzata in teatro fisico e arti circensi. “Quando ci siamo incontrati, è stato chiaro fin da subito che parlavamo la stessa lingua”, racconta Giovanni. “Con loro, e grazie al lavoro straordinario di Tommaso Negri, che ha curato tutta la parte artistico-circense, abbiamo dato una forma concreta a quello che fino a poco prima era solo immaginazione”. Negri si occupa della scaletta, delle luci, dei cambi scena, creando un equilibrio perfetto tra la narrazione musicale e quella visiva. “Un lavoro di precisione e poesia”, lo definisce Vannoni.

Ma che cosa si prova a vedere realizzato, dal vivo, un mondo che fino a poco prima era solo nella propria testa? Glielo chiedo, e la risposta arriva subito, sincera.

“È stato come vedere un sogno prendere forma. Quando componevo, avevo in mente immagini vivide, a volte surreali: i personaggi del circo che si muovevano nella mia mente, le luci, i gesti, l’aria sospesa. Vederli davvero lì, in scena, a Greve in Chianti, è stato emozionante. Come uno scrittore che vede il proprio romanzo diventare film, con volti e suoni che fino a poco prima erano solo fantasia”. 

Il debutto dello spettacolo in Piazza Matteotti è stato quindi molto più che un semplice concerto.

“Era la prima volta che lo facevamo per intero, senza tagli, senza interruzioni. Persino il mangiafuoco non aveva potuto provare interamente la sua parte, per motivi di sicurezza. È stato tutto sorprendente, anche per noi”. 

A rendere ancora più speciale quella serata è stato anche il luogo in cui è andata in scena: Giovanni Vannoni è infatti insegnante alla Scuola di musica di Greve in Chianti, e veder debuttare il suo lavoro proprio lì ha avuto per lui un significato particolare. “Sono felice che sia successo qui, perché cultura genera cultura. È questo il valore più grande: far nascere nuova arte dove c’è già amore per la bellezza e per la condivisione”. Il progetto, comunque, non si ferma. “Vogliamo continuare a portarlo in scena con la compagnia Badabam. Ogni replica è un’occasione per scoprire qualcosa di nuovo, per far crescere lo spettacolo. E soprattutto, per condividere quella meraviglia con il pubblico”.